Mio nonno era un contadino, parlava poco, e quando parlava, lasciava spesso i discorsi a metà, se ne usciva con poche parole, mai definitive, ti guardava sornione e ti lasciava lì a pensare.
In quello spazio sospeso tra domande e risposte stava la saggezza del suo semplice cuore e della terra che curava con dedizione.
Da piccolo trascorrevo parte dell’estate da lui anche se abitava poco distante da casa mia. Lo seguivo in campagna e apprendevo dalla misura dei suoi gesti quanto dalla sconfinata vivacità dei suoi occhi.
Alla sera quando insieme si tornava verso casa, si passava davanti alla fontana e poi ci si sedeva assieme sul carro, sotto il portico. Da lì si vedevano la campagna, i campi, i prati, i filari d’uva.
Era bello guardarsi indietro, lasciare lo sguardo scivolare sui bordi del campo e più su ad incontrare le nuvole oltre il bosco.
“Vedi – mi diceva mentre arrotolava la prima e ultima sigaretta della giornata – qualsiasi cosa farai nella vita dovrai restare sempre un po’ contadino, dovrai prenderti cura di un pezzo di terra, con curiosità e attenzione, dovrai fare semplicemente quello che serve, la tua parte.
Ad Attilio
4 risultati a“Quello che serve”


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In carica...
Grazie Ezio per quello che hai scritto…ho rivisto i nostri anziani che, piegati financo toccare terra, tenacemente coltivano il loro fazzoletto di orto…Grazie perchè l’ho rivisto qui, in Sicilia, dove per ora mi trovo! E la terra;tutta la terra, dovunque essa sia deve essere salvata!!! Complimenti per il tuo comune e per quello che stai facendo!!! Genny
Come sai, sono nato su uno scoglio tra la Corsica e la Sardegna, nelle Bocche di Bonifacio…però ho incontrato un vecchio pescatore che al mio secondo giorno di lavoro su un peschereccio, vedendomi eccitato e forse preso dalla mania dei giovani di voler strafare, mi ha detto una frase che dopo tanti anni mi è rimasta ancora dentro…: “…se vuoi resistere e non vuoi lasciare mai quello che stai facendo…fai come i contadini, che hanno cura del loro pezzo di terra…cominciano presto la mattina e calibrano con calma i colpi di zappa che danno al terreno…così riescono ad arrivare fino a tarda sera…colpo dopo colpo…senza quasi mai fermarsi. Riescono così a fare la loro parte fino in fondo…Noi, pescatori d’aragoste facciamo la stessa cosa…”
Non è che tuo nonno conosceva il mio vecchio amico pescatore?
Un abbraccio
Alessandro
Era di certo suo amico, lo sono tutti quelli che si accostano con passo leggero alla saggezza della terra!
commosso. parole incise sulla coscienza.