l'ultimo sacchetto

Ponte nelle Alpi nel 2010 ha superato il 90% di raccolta differenziata. In tre anni di “porta a porta” e di gestione efficiente,  i cittadini del mio comune sono passati da una produzione di 385 Kg/anno/procapite agli attuali 30; è incredibile ma è andata davvero così!

Così ci è venuta la voglia di  andare a vedere cosa è rimasto nell’ultimo sacchetto di “rifiuto urbano residuo” e l’ abbiamo fatto con l’aiuto dell’Osservatorio Suolo e Rifiuti di Arpa Veneto che ha eseguito le analisi merceologiche nel periodo ottobre 2008-aprile 2009.

Le analisi ci raccontano molte cose  del cosiddetto “secco non riciclabile”   ma soprattutto ci fanno capire che l’ ultimo sacchetto è soprattutto uno degli indicatori dell’    insostenibilità del nostro sistema economico e produttivo. Dentro ci abbiamo trovato energia,   materia e  lavoro sprecati  dall’inefficienza dell’uomo.

Forse per non ammettere questo fallimento,  l’uomo ha storicamente   avuto, nei confronti dei propri scarti, un atteggiamento di rimozione-occultamento. I rifiuti si buttavano fuori dalle grotte nel paleolitico, fuori delle città nel medioevo e si buttano sotto terra nelle discariche anche nei giorni nostri; qualcuno è addirittura disposto  a raccontare, e altri a credere, che scompaiano dentro  il buco nero degli inceneritori.

Eppure i rifiuti, queste cose di cui ci disfiamo, come ci ricorda GuidoViale “costituiscono un vero e proprio mondo complesso e simmetrico a quello delle merci”. L’acquisire voluttuoso e possessivo  e il rimosso del buttare via, sono evidenti sintomi della schizofrenia e dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo.

Nelle pieghe dell’allontanare, del “rifiutare” è evidentemente nascosta la nostra falsa coscienza che si compiace della produzione senza limiti di merci e rimuove  la sistematica spoliazione  delle risorse del pianeta e la conseguente colpevole sottrazione di beni e  diritti dei popoli.

Naturalmente nelle prossime puntate frugheremo anche tra i materiali che abbiamo trovato nell’ultimo sacchett, analizzandoli e cercando di capire di cosa sono composti, se si possono riciclare, se davvero ci servivano, quanto tempo sono rimasti nelle nostre case, se ci possiamo ancora permettere di produrli e metterli in commercio oppure come possiamo sostituirli e perché sia giunto il momento di pensarci seriamente.

5 risultati a“Anatomia dell’ultimo sacchetto 1”

  1. Alessandro Ricci ha detto:

    complimenti! davvero bravi! volendo avere info più precise su come siete arrivati a questi risultati come posso fare? sono di Ancona e insieme ad un gruppo di volenterosi sto cercando di migliorare la situazione della raccolta e riciclo dei rifiuti. vi sono grato per tutti i suggerimenti che potrete darmi.

  2. andrea ha detto:

    Sono dell’avviso che per ridurre/ risolvere il problema dei rifiuti bisognerebbe intanto produrne meno. A me non sembra normale che una confezione di cosmetico di 10 grammi sia contenuto in un contenitore di 100 grammi, a cui bisogna aggiungere la scatola e l’involucro in materiale plastico. Boh!

    • michele ha detto:

      Basta non comprare il cosmetico e dirglielo alla azienda che lo produce,
      se tutti ragionassero nello stesso modo l’azienda cambierebbe qualcosa ti pare?
      il nostro potere e ‘ la scelta su cosa comprare come comprare e dove comprare forse e’ una forza che vale piu’ del voto….. e sopratutto condividere le nostre sceltecon gli altri

  3. Grandissimo Ezio.
    Tu sei il mio Assessore Ambiente !
    Il vostro lavoro e’ un seme che portera’ molto frutto ;-)
    Un abbraccio e un saluto da Parma
    Francesco

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